NON PSICOLOGICA

 

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della mente umana

 

 

                                        

L’Ingegneria dell’Energia:
Aggressività Proattiva vs Aggressione Vittimistica

 

 

Nella visione della POMM, occorre distinguere nettamente tra l’aggressività come forza motrice e l’aggressione come sintomo di un collasso del modello. L’aggressività rappresenta la spinta proattiva del sistema, quella capacità di "andare verso" la realtà per modificarla attraverso azioni efficaci e azioni coerenti che non cercano il consenso o il plauso, ma il puro risultato concreto. Essa è il carburante fondamentale dell'indipendenza emotiva, un'energia vitale e sana che permette all'individuo di muoversi nel mondo senza restare paralizzato dal giudizio altrui o dal bisogno di approvazione. Al contrario, laggressione si configura come una dinamica reattiva strettamente legata al processo della vittima: essa è la scarica violenta di quella rabbia accumulata che non è stata esteriorizzata o trasformata in operosità, ma che esplode per colpire la situazione esterna proiettata come fonte di un'ingiustizia. Mentre l'aggressività proattiva costruisce efficacia e autonomia, l'aggressione vittimistica è un tentativo disperato, e spesso antieconomico, di forzare un "risarcimento" o una validazione esterna da parte di un sistema che, sentendosi inadeguato, non è più in grado di generare il proprio valore internamente.

L’Aggressività come Forza Proattiva (Ad-Gradi)

 

Etimologicamente, aggressività deriva da ad-gradi: "andare verso". In termini meccanici, essa rappresenta la spinta proattiva del Sistema Limbico, quella capacità di muoversi verso la realtà per modificarla o per ottenere un risultato. Come precisamente indica la parola,  l'aggressività è una funzione potenziale. In altre parole, l'aggressività è un potenziale come l'elettricità, che non fornisce energia fino a quando qualcosa non ne sbilancia la stabilità. L'elettricità diventa corrente elettrica quando qualche apparato, tipo una lampadina, ne richiede il consumo (differenza di potenziale) assorbendo e generando il flusso di elettroni. Ma finché non si collega qualcosa che attiva il flusso, nei fili elettrici non vi è alcun movimento di elettroni.

Insomma l'aggressività è uno stato più o meno presente, del quale ogni persona si avvale quando serve: se ci si deve difendere, se si è minacciati, se si ha paura e molte altre condizioni che stiamo per scoprire. L'aggressività, come una qualsiasi energia potenziale, è la capacità di agire qualche forma di aggressione, agita quando sarà necessaria. Nella cultura moderna l'aggressione diretta è aborrita in tutte le sue forme esplicite, tuttavia, quando accade, il ruolo di chi è aggressore e chi invece aggredito risulta abbastanza facile da capire. Ma l'aggressività come capacità di esserlo, come abilità di agire funzionalmente una aggressione di qualche tipo, non risulta essere un meccanismo ancora abbastanza chiaro, e tanto meno, si sono fatte riflessioni approfondite in merito. Potremmo aprire nuove porte della comprensione se guardiamo alla aggressività e alle azioni ad essa collegate come capacità di reagire agli eventi, dove di fatto, la violenza ne rappresenta solamente una piccola porzione, un picco di intensità specifico. L'aggressività è l'energia che permette l'agito nudo: un'azione efficace che mira al risultato funzionale e che non ha bisogno di testimoni, applausi o approvazione esterna per essere compiuta. 

 

L’Indipendenza Emotiva: L'aggressività sana è il fondamento dell'autonomia. È la forza che permette di dire "no", di stabilire confini e di perseguire i propri obiettivi senza restare invischiati nel bisogno di piacere agli altri o di dover assoggettare persone con la forza della paura. 

 

L’Efficacia Meccanica: Quando un individuo agisce con aggressività proattiva, non sta "attaccando" qualcuno; sta semplicemente utilizzando il proprio carburante per trasformare l'ambiente circostante secondo il proprio Modello Emozionale

 

Quindi, possiamo capire che indiscutibilmente la violenza è da condannare, ma l'aggressività come potenziale comunicativo e intenzionale, se comunicata in modo appropriato sortisce un effetto inibitore contro la violenza stessa. Risulta interessante osservare che molto spesso, il successo delle proprie azioni sia intimamente legato alla propria reattività proattiva, cioè alla capacità di compiere l'azione appropriata nel momento giusto, non dopo e non prima. Più correttamente potremmo associale l'aggressività alla intenzionalità, che viene espressa nella comunicazione in tutti i livelli di proattività. Da un punto di vista funzionale, nel mondo animale e del Sistema Limbico, l'aggressività rappresenta la capacità/abilità di reagire mantenendo l'equilibrio interiore ed esteriore nei rapporti con l'ambiente, con la gerarchia funzionale e territoriale e con il proprio stato di vita in generale. 

 

Possiamo affermare che quando viene usata in modo commisurato alla realtà, con scopi condivisibili e moralmente accettabili, l'aggressione lieve e media è accettata, auspicata e ben legittimata. Il poliziotto che atterra un malvivente che offre resistenza, viene vista dal pubblico come rassicurante, legittima ed eroica. Quando vediamo James Bond che uccide molte persone nelle sue missioni, dimentichiamo che ha ucciso esseri umani con una loro propria vita personale e familiare, vediamo solamente il lato rassicurante di un uomo che eroicamente ci tiene al sicuro dalla minaccia dei cattivi, in nome di una ideologia da noi condivisa, ma che è in antitesi a quella di un altro popolo, che a sua volta è altrettanto giusta. Un po' come le violenze passate perpetrate dalle religioni, dove ogni credo era quello giusto e gli altri fedeli dovevano morire. Comprendiamo che la aggressività e l'aggressione sono diverse e accettabili a seconda del contesto e della cultura che si applica. Da un punto di vista funzionale invece, la dobbiamo comprendere come uno stato di attività o passività, un modo di porsi che otterrà degli effetti sugli altri. Essere aggressivi quindi, nella quotidianità della nostra vita rappresenta quanto siamo proattivi, quanto perseguiamo degli obiettivi, quanto stiamo guidando gli eventi. La violenza va sempre condannata, ma come abbiamo capito ci sono delle forme assertive e pragmatiche che al contrario sono molto importanti per mantenere un equilibrio interiore. 

 

L’Aggressione come Dinamica Vittimistica

 

Al polo opposto troviamo l'aggressione, che nella POMM non è un segno di forza, ma un sintomo di collasso del modello. L'aggressione è una dinamica puramente reattiva, strettamente legata al processo della vittima. Essa si manifesta quando la persona si sente inibita, bloccata, fermata nel proprio intento e l'energia proattiva (l'aggressività) viene bloccata, repressa o non utilizzata per scopi efficaci, trasformandosi in quella rabbia esplosiva che cerca un bersaglio esterno. 

 

La Scarica Energetica: L'aggressione è il tentativo disperato del sistema di scaricare un accumulo di tensione verso una situazione percepita come fonte di ingiustizia o svalutazione. 

 

La Richiesta di Risarcimento: Mentre l'aggressività vuole il risultato, l'aggressione vuole la punizione dell'altro o la sua sottomissione. È un agito antieconomico perché non risolve mai il problema alla radice, ma serve solo a forzare una validazione esterna in un sistema che non riesce a generare valore internamente. 

Il Cortocircuito: Dalla "Bontà" alla Tossicità

Il Paradosso della Bontà Apparente: La Metamorfosi dell’Energia Repressa            

Nella cultura contemporanea, l’assenza di conflittualità viene spesso scambiata per virtù. Molte persone coltivano lillusione che negare la propria aggressività, soffocando ogni impulso di autoaffermazione, le renda intrinsecamente "buone" o "gentili". Tuttavia, dal punto di vista della dinamica limbica, questa operazione non è un atto di nobiltà, ma un errore tecnico di gestione morale: la rimozione della spinta proattiva non elimina affatto l’energia vitale, ma la costringe a una "fermentazione" interna dai risvolti tossici e drammatici (somatizzazioni, fragilità, difficoltà emotive varie ecc.). 

 

La Fermentazione dell'Energia e il Crollo dell'Efficacia

 

L'aggressività è, nella sua essenza, la capacità di agire sul mondo per modificarlo nelle sue condizioni di realtà (non proiettive). Quando questa spinta viene castrata in nome di un'ideale di mitezza, il sistema non smette di produrre energia, ma ne inverte il flusso. L'energia che avrebbe dovuto alimentare un agito concreto — un'azione efficace volta a risolvere un problema o a costruire un risultato — rimane bloccata all'interno di un loop senza sviluppi, generando il senso di impotenza per effetto della inibizione stessa. Qui inizia il processo di fermentazione: l'energia proattiva si trasforma in rabbia repressa, è una questione di tempo. Un sistema che nega a se stesso la capacità di agire diventerà, per naturale necessità meccanica, un sistema che agisce per aggressioni, come fossero sfiati di una bombola che va sopra la pressione possibile.

 

La gentilezza di facciata diventa allora il velo che copre esplosioni reattive improvvise, o peggio, quella forma di violenza sottile e logorante nota come aggressività passiva. Le varie forme di aggressione possono essere estroflesse (verso l'esterno) o introflesse (rivolte e mantenute internamente alla persona). Spesso le persone sviluppano comportamenti complessi con grandi tensioni interiori proprio per la repressione delle proprie spinte proattive, conformandosi ad un contesto che invece vorrebbero cambiare.

 

2. L’Aggressione come Alibi del Fallimento

L’individuo che rinuncia alla propria aggressività proattiva rinuncia, di fatto, alla possibilità di costruire la propria vita in modo sereno e autonomo. Questa incapacità di incidere sulla realtà genera un senso di inadeguatezza che il sistema cerca di compensare attraverso la colpevolizzazione dell'esterno (Locus of Control Esterno).  Non potendo usare la forza per creare, l’individuo usa l’aggressione per distruggere l’immagine altrui o per giustificare il proprio stallo. La dipendenza dal feedback altrui, — che sia il partner, la società o la famiglia — viene allora trasformata nel capro espiatorio ideale: l’aggressione diventa lo strumento per dichiarare che il proprio fallimento non è un limite tecnico personale, ma il risultato di un’ingiustizia subita. Anche quando le dinamiche conflittuali vengono orientate contro se stessi, siamo davanti alla stessa dinamica (Locus of Control Interno).

 

3. La Vittima Morale: Il Potere del Martirio

 

Il culmine di questa distorsione meccanica si manifesta nella dinamica della Vittima Morale. Qui intervengono diverse modalità di espressione, spesso socialmente validate e l’aggressione non avviene attraverso la forza bruta, ma attraverso il proprio martirio o una sofferenza ostentata (anche nel silenzio o contrizione) come eroica.

 

L’Ambivalenza del Sacrificio: La vittima aggredisce l'ambiente non con il "no", ma con un "sì" carico di risentimento. 

La Cattura del Feedback: Attraverso il proprio dolore, il soggetto cerca di rendere l'altro dipendente, incastrandolo in un debito morale inestinguibile. 

Il Controllo Subliminale: Il messaggio colpevolizzante sottinteso è: "Guarda quanto soffro per colpa tua (o per causa tua), dunque tu mi sei debitore". 

 

In questa configurazione di ricatto morale, l'aggressione è più efficace di un attacco diretto perché nega all'altro la possibilità di difendersi senza apparire "cattivo" (stiamo parlando anche del “ricatto affettivo”). È una forma di controllo totale che nasce proprio dal rifiuto iniziale di usare la propria aggressività in modo sano e palese. Nella cultura latino-cattolica si può dire che queste modalità siano le più diffuse e validate, sostanziate anche dai testi sacri.

 

 

 

 

 

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