NON PSICOLOGICA

 

Sito di contenuti sul funzionamento

della mente umana

 

 

                           

I feedback relazionali e sociali

 

Nella POMM (Prospettiva di Osservazione della Meccanica della Mente), il concetto di feedback trascende la semplice "risposta" verbale per diventare il perno di un sistema di retroazione continua. In questo capitolo esploreremo come la nostra mente non si limiti a ricevere informazioni dal mondo, ma le "scolpisca" attivamente per confermare il proprio assetto interiore.

 

1. La Natura del Feedback: Tutto è Comunicazione

l concetto di feedback, inteso letteralmente come retroazione, assume nella POMM una connotazione profondamente legata alla meccanica interna del soggetto. Nelle relazioni umane, esso comprende ogni gesto, silenzio, espressione o scelta — anche di natura metacomunicativa — che scaturisce come risposta a uno stimolo o come lettura di una proiezione.

Tuttavia, è necessario operare una distinzione strutturale: ogni stimolo è tale solo in funzione della pre-attivazione del soggetto proiettante. In assenza di questo stato di attivazione, la realtà fenomenica rimane silente: non si "vede" il bicchiere sul tavolo, né si "ascolta" realmente un concetto. Un punto cardine del modello è che non si può non comunicare, ma contemporaneamente ogni segnale risuona esclusivamente attraverso il filtro della proiezione di chi lo osserva.

La Risonanza Proiettiva dei Segnali

Ogni elemento del quotidiano — un soprammobile, un’esitazione nel parlare, una specifica preferenza alimentare — comunica differenze valoriali nel soggetto proiettante, predeterminate dalle posture emozionali di attrazione (curiosità evolutiva) o repulsione (paura).

L’oggettivazione di questi feedback risulta dunque impossibile. La lettura di un segnale non è mai la ricezione di un dato puro, ma un processo modellato dalla postura emozionale che il soggetto proietta in quel preciso istante. È la pre-attivazione a definire cosa diventa stimolo e cosa rimane rumore di fondo; di conseguenza, la realtà percepita non è che il riflesso della condizione emozionale attiva nel ricevente.

I Feedback Distorti e la Conferma dell'Identità

In questa meccanica, l'individuo seleziona inconsciamente le caratteristiche dei feedback ricevuti in base alla propria dominante emozionale. Una distorsione della propria emozionalità determina inevitabilmente una percezione alterata della realtà esterna.

Questo sistema garantisce una coerenza ferrea tra l'identità esperienziale e il vissuto quotidiano: l'individuo cerca e trova conferme che alimentano il proprio stato emotivo, rendendo il cambiamento estremamente difficile attraverso la sola attività intellettiva o morale. Se la dominante è la paura, la realtà stessa si incaricherà di fornire feedback di minaccia, chiudendo il soggetto in un circolo autoreferenziale che rinforza la struttura originaria invece di evolverla.

Come cambia il sistema dei Feedback nel bambino?

Nel bambino, questo complesso meccanismo di pre-attivazione e proiezione non risulta distorto grazie alla dominanza della Curiosità Evolutiva sulla Paura. A differenza dell'adulto, il bambino non possiede ancora un'identità consolidata da difendere o un Super-ego saturo di normative sociali e morali; la sua "tabula rasa" emozionale gli permette di agire in uno stato di Pragmatismo Funzionale.

La sua pre-attivazione è puramente esplorativa: egli si accosta alla realtà per comprendere "come funzionano le cose" e non per cercarvi un "senso morale" o una conferma al proprio valore. Per un bambino, il feedback ambientale non è un giudizio, ma un dato tecnico fondamentale per l'apprendimento. In questo stato di equilibrio, la proiezione rimane aderente alla realtà oggettiva proprio perché non è inquinata dal timore di sbagliare o dalla necessità di approvazione sociale. La distorsione subentra solo nel momento in cui l'entourage adulto inizia a proiettare sul bambino le proprie paure e i propri schemi morali, forzandolo ad abbandonare la verifica pragmatica per rifugiarsi nella rassicurazione della norma.

Feedback o Stimolo? La Discriminante dell'Intenzione

Come distinguiamo se un segnale è un feedback (risposta) o uno stimolo emesso (iniziativa)? La differenza risiede nell’intenzione profonda che sottende alla proiezione:

È un'intenzione difensiva o proattiva?

Mira all'ascolto o alla prevalenza?

Esprime accettazione o rifiuto?

Identificare l'intenzione permette di decodificare se l'individuo sta interpretando una risposta del mondo o se sta "lanciando" un segnale per testare l'ambiente.

 

2. La Dominante Emozionale: Vediamo ciò che Cerchiamo

La percezione dei feedback è schiava delle mutazioni delle emozioni primarie. Se la dominante è la paura, il radar mentale si sintonizzerà esclusivamente sulla ricerca di segnali di minaccia, anche dove non esistono. Al contrario, se domina la curiosità, la ricerca sarà orientata verso l'empatia e la condivisione.

Il Circolo Vizioso dei Feedback Distorti

Qui risiede il paradosso dell'identità: l'individuo seleziona inconsciamente solo i feedback attinenti al proprio stato emotivo. Questo sistema crea una coerenza ferrea che conferma l'identità ma impedisce il cambiamento.

Se l'identità di una persona è costruita su un Modello Emozionale dominato dalla paura, lei cercherà (e troverà) conferme della propria sofferenza in ogni interazione. È un processo auto-referenziale che nessuna spiegazione logica, cognitiva o morale può scalfire: la realtà vissuta diventa una riproduzione continua del modello interno.

 

3. L’Evoluzione e la Resistenza dell’Entourage

Un aspetto spesso trascurato nel percorso di crescita è la reazione del contesto sociale. Quando un individuo inizia a evolvere — ovvero a cambiare i propri comportamenti e le proprie risposte emotive — l'entourage (famiglia, amici, partner) reagisce quasi sempre con sorpresa, giudizio o ostilità. Ogni cambiamento sottende una potenziale “perdita di controllo” sul soggetto affettivo.

La "Doppia Morsa" del Cambiamento

L'evoluzione rompe l'equilibrio del sistema. Le persone care, ancorate alla vecchia immagine del soggetto, percepiscono il mutamento come una minaccia e attivano pressioni per riportare l'individuo ai vecchi schemi. Il soggetto in evoluzione si trova così stretto in una doppia morsa:

1. Pressione Esterna: L'ostilità di chi richiede i "vecchi feedback" abituali.

2. Pressione Endogena: Il senso di colpa che nasce dalla paura di tradire il sistema relazionale d'origine.

 

4. La Consolidazione dell'Evoluzione

Paradossalmente, è proprio questa resistenza esterna a fungere da catalizzatore per il consolidamento del nuovo Sé. Se l'individuo regge la pressione, si determina un nuovo assetto relazionale che produce esperienze nuove.

Queste esperienze sono l'unica vera prova dell'evoluzione identitaria. Una piccola variazione nella percezione emozionale può innescare una catena evolutiva irreversibile. Come nelle dipendenze un piccolo stimolo avvia una spirale distruttiva, così nella valorizzazione un piccolo spostamento proattivo (passare dalla posizione di "chi risponde" a "chi fa la domanda") avvia un crescendo di benessere che trasforma radicalmente la realtà del soggetto.

 

 

 

Sito di divulgazione e pubblicazione culturale
I contenuti pubblicati in questo sito sono di proprietà intellettuale di Alberto Bonizzato
In collaborazione con: Laura De Biasi e D.ssa Maria Russo
Contatto: alberto@non-psicologica.org