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L'Ontologia del Vittimismo Moralista: La Capitalizzazione del Dolore come Moneta di Scambio e Strategia di Rango(Di Alberto Bonizzato – Behavioral Coach)
La Mutazione Interiore degli Obiettivi, il Sequestro del Senso e il Paradosso della Drammatizzazione Cronica
Nel quadro scientifico della POMM, il vittimismo viene interamente sottratto alle categorie del giudizio etico o della fragilità caratteriale per essere analizzato come una sofisticata strategia neuro-meccanica di gestione e ritenzione del proprio valore. A livello macro-antropologico e culturale (con particolare riferimento alle dinamiche transazionali latine), esso si configura come un dispositivo di aggregazione e di ricerca di appartenenza fondato sulla condivisione simbiotica della sofferenza. In questo mercato relazionale, il sacrificio, il martirio e l'esibizione della ferita vengono elevati a paramenti di superiorità etica, utilizzati dall'organismo come un passaporto identitario per il riconoscimento reciproco o come leva coercitiva per influenzare l'entourage. Come attitudine individuale, il vittimismo si manifesta attraverso una paradossale forma di iper-operosità sociale compensativa. Il soggetto sembra annullarsi, spendersi o sacrificarsi per l'altro, ma esegue questa sequenza con l'obiettivo sotterraneo e inconsapevole di legare l'ambiente circostante al proprio sacrificio, rendendolo strutturalmente dipendente da sé. Privo di un ancoraggio omeostatico interno e di una percezione solida e autonoma del proprio valore, l'organismo trasforma la propria condizione di svantaggio in uno strumento tecnico. Il dolore viene convertito in una moneta di scambio per catturare l'attenzione e forzare gli altri a occupare il ruolo di spettatori obbligati della messinscena. [SOFFERENZA / DEFICIT DI VALORE] │ ▼ [DIROTTAMENTO DEL FOCUS COGNITIVO] (Abbandono dell'Origine ──► Ricerca del "Senso") │ ▼ [LA SELEZIONE MORALIZZATRICE] (Tassonomia Bipolare: Giusto/Sbagliato, Bene/Male) │ ┌────────────────────────────┴────────────────────────────┐ ▼ ▼ [IL PARADOSSO RELAZIONALE] [IL RIFIUTO DEL SÉ] - Esigenza di Prove e Comprove - Rigidità Emotiva / Fobie - Competizione Esasperata sul Lavoro - Smarrimento della Soddisfazione │ │ └────────────────────────────┬────────────────────────────┘ ▼ [CRISTALLIZZAZIONE DELLO STATO CRONICO] - Mutazione degli Obiettivi (Rivendicazione) - Inattaccabilità Etica che Blocca il Cambiamento
1. La Meccanica della Selezione Morale: Il Sequestro del Senso L'evoluzione clinica del vittimismo si sviluppa parallelamente a una sistematica moralizzazione della realtà fenomenica. Quando l'individuo sperimenta uno stato di sofferenza interna persistente, la mente cognitiva attiva un protocollo difensivo volto a mitigare il dolore attraverso un'esasperata selettività percettiva. Questo processo spoglia la realtà della sua neutralità oggettiva per infilarla a forza all'interno di una tassonomia bipolare e moralizzante: ogni evento, gesto o circostanza viene forzatamente catalogato nelle griglie di "giusto o sbagliato", "bene o male", "migliore o peggiore". Questa attività di discernimento risponde a un bisogno proiettato di controllo: nel tentativo di arginare la propria instabilità emotiva, il soggetto cerca di "ordinare" cognitivamente il caos esterno applicando filtri rigidi. Questa operazione si consuma esclusivamente nella parte cognitiva della mente (la Neocorteccia), dove l'individuo si impegna a identificare il senso delle cose, trascurandone totalmente l'origine. Livello di AnalisiSede NeurologicaCodice OperativoFocus del SistemaL'Origine MeccanicaSistema Limbico / Hardware ProfondoCinematica Funzionale degli Arousal d'ImprintingRisoluzione reale e disattivazione dell'allarme biologico.Il Senso SimbolicoMente Cognitiva / Neocorteccia AssociativaCostruzione Morale, Giustificazione Etica, GiudizioConservazione del Modello e rivendicazione del dolore. Mentre l'origine risiede nella meccanica funzionale del Modello Emozionale e dei flussi bio-elettrici dell'arousal, il "senso" è una sovrastruttura simbolica che tenta di rispondere a domande di natura etica. Cercando disperatamente un significato morale alla propria sofferenza, l'adulto cessa di mappare i fatti per ciò che sono, diventando l'architetto di una prigione logica. 2. Il Paradosso della Drammatizzazione Cronica L'esito di questa meccanica è paradossale: invece di produrre il sollievo sperato, la moralizzazione sistematica amplifica le contraddizioni intrinseche dell'esistenza. Nel tentativo di "ordinare" il mondo secondo giustizia, il soggetto ne mette involontariamente in luce le incongruenze strutturali, scivolando in una drammatizzazione cronica di ogni interazione relazionale. La realtà feno-materiale viene interamente sacrificata sull'altare di una proiezione saturata di giudizio, con tre precisi tracciati di distorsione: ・ Nei Legami Affettivi: L'organismo non è più in grado di ricevere e registrare l'amore come un dato di fatto o come una sequenza di scambio libero. La sua struttura proiettiva esige costanti, ossessive e ripetute "prove e con-prove" di fedeltà, devozione e adeguatezza morale. Questo processo satura la relazione di richieste pesanti, opprimenti e pretestuose, esaurendo i vettori energetici del partner. ・ Nell'Ambito Professionale: Il confronto lavorativo si trasforma in una comparazione esasperata e paranoica. Il successo o l'efficacia del collega non vengono letti come dati neutri o abilità da emulare, ma vengono vissuti come una violazione morale ideologica ("Se tutti facessimo come lui, sarebbe impossibile vivere serenamente"). Il confronto con gli altri cessa di essere uno strumento operativo e diventa un continuo atto di legittimazione della propria inerzia. ・ Nell'Assetto Identitario: Il sistema sviluppa una severa rigidità emotiva. La persona smarrisce totalmente la capacità biologica di fluire con gli eventi — ovvero quel sano fatalismo basato sull'accettazione della realtà fenomenica — sviluppando fobie specifiche, resistenze e feticci protettivi. Questa corazza segnala un profondo rifiuto della propria identità e il disperato tentativo di nasconderlo. 3. Conclusione: Il Vittimismo come Mutazione degli Obiettivi La convergenza geometrica della moralizzazione e della drammatizzazione determina l'esito funzionale definitivo: la cristallizzazione dell'identità nello stato di vittima. In questa configurazione di stallo, l'individuo smarrisce la propria "soddisfazione di vivere" — ovvero il compimento dell'esperienza reale e dell'evoluzione biologica — per focalizzarsi esclusivamente sulla difesa e sulla manutenzione della propria posizione di svantaggio. Dalla prospettiva della POMM, essere vittima non è un comportamento "sbagliato" e non richiede alcuna sanzione etica; è una mutazione interiore degli obiettivi del sistema mente. [REGISTRAZIONE DEL DISAGIO] ──► [MUTAZIONE INTERIORE] ──► [RIVENDICAZIONE DEL "SENSO"] (Focus sulla Risoluzione) (Mantenimento della Sofferenza)
Il focus si sposta radicalmente dalla risoluzione dell'origine del disagio alla rivendicazione del suo "senso". Il vittimismo moralista si svela come una strategia inconsapevole per giustificare la propria incapacità di reagire alle spinte coatte del Modello Emozionale. In questo modo, l'impotenza viene convertita in una forma di inattaccabilità e superiorità morale che lenisce temporaneamente il senso di colpa della propria imperfezione, ma che, di fatto, sanziona l'immobilità totale del sistema, condannando l'organismo alla reiterazione infinita della propria sofferenza.
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La Clinica del Vittimismo Moralista: Casi Studio, Sequenze Mentali e la Fabbrica dello Scacco Relazionale
L'Esternalizzazione del Locus of Control, il Paradosso dell'Amore Contrattualizzato e la Sindrome del Carnefice Involontario (Di Alberto Bonizzato – Behavioral Coach) Per comprendere come la macro-struttura del vittimismo moralista colonizzi la quotidianità dell'individuo, trasformando l'esistenza in un teatro di conflitti sterili, è necessario abbandonare le astrazioni teoriche e analizzare la cinematica dei flussi emotivi all'interno di casi reali. Quando l'organismo smarrisce l'autenticità dei propri bisogni biologici primari, l'ambiente circostante cessa di essere uno spazio di interazione feno-materiale e viene interamente convertito in un magazzino di pretesti proiettivi per alimentare lo stato di allarme. [IL CASO PAOLA & MARITO] L'Illusione del Contratto ──► L'Abnegazione Cieca │ ▼ [IL CORTOCIRCUITO MATRIMONIALE] - Lei si fa in quattro (Sacrificio come KPI di Rango) - Lui si isola nel Lavoro (Gelosia / Invidia di Esclusione) │ ▼ [IL TRADIMENTO BALISTICO] (La Vendetta del Rancoroso ──► Competizione Vittimistica) │ ┌───────────────────────────────┴───────────────────────────────┐ ▼ ▼ [IL CASO ANTONIO: 59 ANNI] [IL CASO LUIGI: 48 ANNI] - Il Lamento De-potenziante - Il Dirottamento della Conversazione - Hacking del Senso di Colpa - Logica Distorta ed Incoerenza Strategica - "Fai come voglio io o mi incavolo" - Il Sequestro Cognitivo del Peer │ │ └───────────────────────────────┬───────────────────────────────┘ ▼ [L'ESITO IMMUNITARIO DEL DISPOSITIVO] Inoculazione del Senso di Colpa nell'Interlocutore 1. Il Caso Studio di Paola: Il Fallimento del Contratto Sentimentale e l'Esternalizzazione del Locus of Control Si analizzi lo scenario fenomenico in cui la Sig.ra Paola scopre il tradimento del marito con una partner sensibilmente più giovane. Paola si ritrova biologicamente devastata, intrappolata in un loop di arrovellamento cognitivo, isolamento, umiliazione e perdita assoluta di fiducia. Cosa sta eseguendo la sua macchina-mente? Il sistema di Paola si aggancia istantaneamente a tre macro-stereotipi culturali forniti dalla collettività: 1. La Certificazione di Vittima Assoluta: Il condizionamento sociale cataloga la persona tradita come la parte lesa di un crimine etico fondamentale, anestetizzando ogni indagine sulle cause feno-materiali del blocco. 2. La Svalorizzazione Anagrafica: Il senso comune pone la rivale più giovane come matematicamente vincente, sanzionando il corpo e la vitalità di Paola come "scaduti" e ormai inutilizzabili. 3. Il Mito del Tramonto Sereno: Il collasso della proiezione idealizzata della "famigliola felice che invecchia in totale armonia" viene computato dal sistema come una catastrofe identitaria. Per de-strutturare questa nebulosa, la POMM riconduce questi vettori alla realtà feno-materiale. La fine di una risonanza amorosa è un dato biologico ordinario, che tuttavia la mente cognitiva rifiuta poiché si scontra con gli stereotipi imposti dall'apparato comunitario e religioso. La cultura tradizionale compie l'operazione infausta di snaturare l'interazione affettiva mutandola in un'istituzione coatta mediante il contratto matrimoniale. Sottoporre un flusso sentimentale — per sua natura fluido e vincolato al sentire — alle catene di un obbligo civile da cui non vi è scampo, cancella nel lungo periodo la motivazione reale, la poesia e il desiderio biologico di investimento. Davanti a un obbligo, la mente reagisce inevitabilmente con un'intensità proporzionale al peso del vincolo e al tempo di assoggettamento. L'organismo accetta le regole sociali senza attivare l'allarme solo se queste non entrano in collisione con la propria sensazione di soddisfazione primaria (come pagare le utenze domestiche); ma quando si contrattualizza l'amore, l'inversione della tendenza è matematica. Paola ha eseguito per anni la parte della "brava persona", conformandosi ai patti sociali di fedeltà, rimanendo totalmente cieca di fronte al progressivo spegnimento biologico del marito. Il legame si è banalizzato, trasformandosi in una routine scontata. Paola è caduta vittima di un "imprevisto previsto". La cultura l'ha addestrata a sentirsi vittima del danno, ma l'ha lasciata priva di qualsiasi strumento operativo di calibrazione relazionale: nessuno le ha fornito le strategie per comprendere l'affievolirsi del legame o per far re-innamorare il proprio partner. La tradizione prescrive unicamente il "portare pazienza", un passivizzatore che condanna all'immobilità. Per spiegare il proprio scoramento, la mente di Paola attiva il confronto con la giovane rivale, eseguendo una manovra di Locus of Control Esterno: Nota Scientifica sul Locus of Control (LOC): Formulato da Rotter (1966) all'interno delle teorie dell'apprendimento sociale (Bandura, 1977), il LOC definisce la disposizione soggettiva ad attribuire le cause degli eventi a vettori interni (le proprie azioni sovrane) o a forze esterne non controllabili (il destino, il traditore, l'ambiente). Il vittimista moralista opera sistematicamente su un LOC esterno per de-responsabilizzare il proprio Modello Invariante. Paola deforma la realtà proiettando sulla rivale tutte le doti che, per sanzione interna, decide di non possedere più: un corpo integro e una vitalità inattaccabile. Questo film mentale ignora la realtà feno-materiale: i gusti maschili sono vari e non vincolati esclusivamente al dato anagrafico; inoltre, la letteratura clinica (si veda l'analisi di Robin Norwood in "Donne che amano troppo") dimostra che la posizione di una giovane amante invischiata con un uomo sposato è tutt'altro che un paradiso di spensieratezza. La rivale si trova quasi sempre intrappolata nel ruolo di "crocerossina" di un maschio in crisi, costretta a una seconda vita di segreti, limitazioni biologiche e colpevolizzazioni, spendendo anni biologici a elemosinare una centralità che non otterrà mai. Paola proietta un'idilliaca beatitudine per giustificare la propria transizione nello stato di vittima fallita. Il suo assunto sotterraneo è: "Se sono amata valgo, se non lo sono non valgo nulla". Questa gabbia, contrabbandata da Maslow come un bisogno primario, azzera l'autonomia evolutiva dell'individuo, rendendolo una bandiera mossa dalle pressioni esterne. La Catena delle Strategie Inconsapevoli nel Conflitto Coniugale L'analisi retrospettiva dei comportamenti dei due coniugi svela due sequenze matematiche e speculari di auto-negazione dei bisogni reali: Sequenza Strategica di Paola (La Brava Donna)Sequenza Strategica del Marito (Il Bravo Marito)1. Assunto Inconscio: Devo dimostrare all'ambiente di essere "normale" aderendo allo stereotipo sociale.1. Assunto Inconscio: Devo farti felice a ogni costo, anche reprimendo le mie istanze biologiche.2. Il KPI del Sacrificio: Il livello del mio logoramento misura il mio valore etico e stabilisce il credito di attenzioni che pretendo dall'entourage.2. L'Investimento Protesico: Potenzio la mia professione per iniettare denaro e prestigio nel sistema, presumendo che la felicità dipenda dai beni materiali.3. La Registrazione del Deficit: L'esterno non mi tributa la gratitudine attesa per il mio martirio. Mi proclamo vittima di un'ingiustizia.3. L'Invidia di Esclusione: Registro lo spostamento delle attenzioni di mia moglie verso il figlio e la madre inferma. Mi percepisco escluso e svalorizzato.4. La Legittimazione dell'Indignazione: Mio marito esprime sarcasmo e distanza invece di supportarmi. Sono autorizzata ad attaccarlo moramente.4. Il Rancore Coatto: Quello che faccio non è mai abbastanza per lei. Sviluppo un risentimento sordo che la Neocorteccia traduce in battute aggressive.5. La Vendetta del Silenzio: Punisco il partner negandogli la vicinanza affettiva e sessuale, blindando l'invarianza del mio Modello.5. L'Atto Esecutivo (Il Tradimento): Idealizzo la relazione con l'assistente giovane come un riscatto vitale e un atto di vendetta punitiva verso la moglie carnefice.Entrambi hanno perfettamente ragione all'interno del proprio schermo proiettivo. Paola si è fatta in quattro per la casa, il figlio e la suocera inferma, seguendo i codici della tradizione. Ma in questa iper-operosità ha commesso l'autogol biologico di dimenticare il partner, dando per scontato il legame e proiettando sul marito le proprie priorità sacrificali. Il marito, dal canto suo, ha perseguito il ruolo stereotipato del fornitore di risorse, ma ha scoperto che il suo sforzo non generava alcun legame affettivo con la moglie, venendo declassato a mero dovere d'ufficio. In Italia, il maschio sperimenta frequentemente questa dinamica di esclusione precoce dal nucleo, complice una cultura in cui la maternità fagocita l'intero spazio relazionale per anni. Se il bambino maschio viene addestrato dalla madre a ricevere attenzioni unicamente in cambio di prestazioni, da adulto pretenderà dalla moglie una retribuzione immediata in termini di accudimento per ogni sforzo compiuto. Il tradimento finale non è un colpo di fulmine, ma l'atto di vendetta di un partner rancoroso che si percepisce vittima. Ci troviamo di fronte a una competizione vittimistica bilaterale in cui entrambi i coniugi si muovono come vittime che costringono l'altro a occupare il ruolo del carnefice. 2. Il Vittimismo Rabbioso e l'Hacking del Senso di Colpa: Il Caso Antonio Quando l'assetto vittimista moralista si stabilizza in un soggetto dotato di forte spinta energetica, il comportamento devia dalla passività per assumere tratti di spiccata assertività e aggressività balistica. È il caso di Antonio, 59 anni, artigiano con 19 dipendenti, caratterizzato da un'esuberanza ridondante e logorroica ereditata dagli stereotipi industriali degli anni '80. Quando Antonio proietta una difficoltà macroeconomica o aziendale, attiva un protocollo comportamentale rigidamente standardizzato: 1. Il De-potenziamento Preventivo: Avvia la conversazione focalizzando immediatamente l'interlocutore su elementi di oppressione sistemica (i costi delle materie prime, i tempi morti dei dipendenti). Adotta la postura della vittima rassegnata, trasmettendo il messaggio sottotesto che il futuro è fallimentare e l'impresa è destinata al collasso. 2. La Saturazione Logorroica: Antonio ripete da anni i medesimi argomenti in modo prevedibile e ridondante, cercando la commiserazione dell'entourage per anestetizzare il proprio allarme limbico. 3. L'Esplosione Balistica e l'Interruzione del Segnale: Nel millisecondo in cui l'interlocutore tenta di introdurre un dato di realtà o una proposta operativa, interrompendo la ridondanza, Antonio si innervosisce. Innalza repentinamente il volume della voce, sovrascrive il segnale dell'altro e devia la conversazione su piani ancora più drammatici ("Ho venti famiglie con i mutui da pagare a cui devo garantire lo stipendio!", "Vi pare giusto che io debba crepare di lavoro mentre gli altri ridono e non si preoccupano di nulla?"). 4. L'Abbandono del Campo: Estrae una sigaretta, esegue l'accensione, sbuffa il fumo a testa bassa e abbandona la scena camminando in modo furente, troncando ogni possibilità di replica. [ALLARME AZIENDALE] ──► [LAMENTO DE-POTENZIANTE] ──► [REGISTRAZIONE DELLA REALTÀ DELL'ALTRO] ──► [ESPLOSIONE / FUMO / FUGA] (Minaccia all'allarme di Antonio)
Qual è la logica cibernetica di questo giochetto comportamentale eseguito due o tre volte al giorno? Antonio utilizza la propria rabbia d'impotenza per fare leva sul senso di colpa istantaneo dell'interlocutore. Gridando il proprio martirio e la propria superiorità morale di grande sacrificante contro un mondo di "cattivi e irresponsabili", Antonio zittisce il campo, blocca la verifica dei fatti e costringe l'ambiente a piegarsi alla sua volontà: o fai come dice lui, o si incavola. La sua mente proietta come reali dei fantasmi economici inesistenti, arrivando a inventare scenari catastrofici pur di preservare la coerenza protettiva del proprio stato di vittima. 3. La Manipolazione Catastrofica: Il Caso della Sollecitazione Suicida Un livello ancora più severo e drammatico di vittimismo funzionale si riscontra nel corso di un primo incontro clinico con una coppia di coniugi: lei, cinquantenne affetta da stasi depressiva cronica; lui, un uomo sommessamente usurato dallo scoramento e dal fallimento dei trattamenti farmacologici tradizionali. Nei primi minuti del colloquio, il marito espone con voce spenta le sofferenze della moglie. Non appena l'uomo esaurisce i propri argomenti, la donna si attiva interrompendo il silenzio. Con un tono di voce marcatamente aggressivo, provocatorio e ad alto volume, scaglia sul tavolo relazionale i propri traumi: dichiara l'insopportabilità di essere stata abbandonata dal padre e di aver subito abusi sessuali lievi all'interno del perimetro parentale. Conclude l'assalto verbale enunciando che l'unica via d'uscita rimasta è il suicidio, specificando con enfasi che si trova al suo secondo tentativo fallito. La POMM de-codifica questo guizzo di animosità applicando una lettura funzionale: perché un organismo somministra un carico di dolore così intimo a uno sconosciuto utilizzando un vettore aggressivo e sfidante? Nella logica lineare, la vittima reale ricerca accoglienza, comprensione e compatimento per la propria sventura, adottando codici analogici di sottomissione. L'aggressione verbale di questa donna, invece, è motivata dal senso di colpa profondo generato dall'uso strumentale e manipolatorio che essa compie della propria storia tragica. La donna sperimenta il conflitto interno tra l'evento oggettivo subito nell'infanzia e il protocollo di hacking relazionale con cui lo esegue nell'età adulta per sequestrare l'attenzione del contesto e blindare i familiari in una condizione di totale scacco emotivo. [TRAUMA INFANTILE REALE] ──► [USO STRUMENTALE ADULTO] ──► [SENSO DI COLPA INTERNO] ──► [AGGRESSIONE / - MINACCIA DI SUICIDIO] (Manipolazione del Clan) (Ipocrisia Inconsapevole) (Massimo Ricatto di Rango) I suoi tentativi di suicidio si rivelano essere, all'indagine tecnica, dei finti tentativi di suicidio: atti altamente drammatizzati ma calcolati al millisecondo per garantire un ampio margine di fallimento feno-materiale. Chi ha compiuto un reale e disperato gesto autolesivo sperimenta vergogna cellulare e raramente ne fa mostra, ancor meno con enfasi teatrale. Questa donna, cresciuta all'interno di un clan familiare super-vittimista, ha raggiunto la fine del proprio percorso evolutivo biologico; registrando l'inefficacia di una storia vuota e ormai ritrita, si trova costretta a innalzare costantemente l'enfasi narrativa per renderla ancora credibile agli occhi del marito. La depressione ostentata e la minaccia di morte sono le ultime armi di coercizione di rango rimaste a un hardware che rifiuta di cambiare. 4. Il Moralismo Puro come Strategia Proattiva di Sottomissione: Il Caso Luigi Esiste infine una variante di vittimismo implicitamente strutturata che non ricorre all'esibizione diretta della propria sofferenza corporea, ma edifica una complessa abilità di moralizzare ogni singola sfumatura della conversazione. È il caso di Luigi, 48 anni, dipendente statale, la cui interazione oscilla costantemente tra l'intrattenimento e l'incubo comunicativo. Il modulo d'azione di Luigi si sviluppa secondo vettori geometrici precisi: 1. Il Dirottamento Tematico: Aggancia l'interlocutore su un tema neutro (il meteo) per deviare rapidamente il flusso verso una complessa e fumosa situazione lavorativa, isolando esclusivamente i dati utili ai propri scopi. 2. La Cattura del Consenso Formale: Racconta un micro-episodio presentandolo come un'ingiustizia intollerabile e scaglia la domanda esca: "Ma per te è normale che un individuo si comporti così?". 3. Il Salto Logico Incoerente: Nel momento in cui l'interlocutore risponde confermando il contenuto fornito, Luigi inserisce un secondo paragone con una vicenda solo blandamente simile, ma dotata di un contesto feno-materiale completamente opposto. Se l'interlocutore gli dà ragione, Luigi si mostra deluso e rassegnato, lasciando morire lo scambio. Se invece l'interlocutore evidenzia l'incongruenza tra le due storie, Luigi rilancia con domande accusatorie: "Vuoi dirmi che per te è giusta quella porcheria lì?" oppure "Ma ti sembra normale che io debba subire quello che dice questo tizio?". L'interrogazione di Luigi entra in netta contraddizione logica con i dati iniziali della storia, ma egli è interamente cieco rispetto alla violenza dei propri toni inquisitori. Lo stato di vittima in Luigi si realizza in maniera implicita e sotterranea attraverso l'uso strategico dell'incoerenza logica. I salti concettuali repentini sono la vera impalcatura del dispositivo: essi servono a destabilizzare la Neocorteccia dell'interlocutore, stimolandola contemporaneamente su due fronti distruttivi: Spinta Competitiva a dare Logica ai Contenuti ----> Sensazione Frustrante di non Capire il Discorso Il malcapitato che accetta questo gioco viene risucchiato in una competizione cognitiva logorante. Smarrito il filo feno-materiale del discorso, l'interlocutore sperimenta un innalzamento dell'arousal, si innervosisce e finisce per scivolare in reazioni stizzite o aggressive. L'obiettivo di Luigi è finalmente raggiunto: attraverso la manipolazione dell'incoerenza, ha trasformato il proprio interlocutore in un carnefice cattivo e ingiusto, la cui reazione rabbiosa diventa la prova oggettiva della bontà e del martirio implicito di Luigi. La sua morale proattiva è un dispositivo di distruzione sistematica dell'identità dell'avversario.
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