Analizzare la Psicologia Positiva attraverso la lente della POMM permette di svelare uno dei cortocircuiti più comuni della crescita personale moderna: l'illusione che un cambiamento "di pensiero" possa sovrascrivere un "meccanismo biologico".

 

                        L'Inganno della Psicologia Positiva:
        Perché "Pensare Bene" non Ripara il Motore

 

Negli ultimi decenni, la Psicologia Positiva ha invaso il mercato del benessere con una promessa seducente: "Cambia i tuoi pensieri e cambierai la tua vita". Attraverso mantra, affermazioni quotidiane e la ricerca ostinata del "lato positivo", si è cercato di convincere l'individuo che la felicità fosse una scelta cognitiva.

 

Tuttavia, dalla prospettiva della POMM (Prospettiva di Osservazione della Meccanica della Mente), questo approccio non è solo inefficace, ma spesso dannoso. Il motivo è tecnico: la Psicologia Positiva opera sulla "carrozzeria" (il pensiero consapevole) mentre il problema risiede nel "motore" (il Sistema Limbico e le sue funzioni).

 

1. La "Vernice" sopra la Ruggine

 

Il primo limite della Psicologia Positiva è la sua natura superficiale. Se una persona vive un profondo senso di inadeguatezza, dirsi allo specchio "Io valgo" è come dare una mano di vernice fresca su una ad un impianto elettrico che non funziona.

 

Il conflitto tra i sistemi: La mente cognitiva pronuncia parole positive, ma il Sistema Limbico — che gestisce la realtà viscerale — continua a emettere segnali di allarme e proiezioni distorte.

 

L’immunità al feedback: Come abbiamo visto, il sistema non integra le informazioni che contrastano con il suo Modello Emozionale. Una "bella parola" non ha il potere di scardinare una "convinzione biologica" sedimentata in anni di esperienze reali.

 

Nell'attuale assetto sociale, l'individuo ha quasi del tutto abbandonato l'uso dei sensi per strutturare le relazioni. Non ci "annusiamo" più per riconoscerci, ma utilizziamo sistemi di condivisione simbolici e linguistici. Tuttavia, pur avendo cambiato l’interfaccia (dal senso - al segno), non abbiamo potuto dismettere le funzionalità del cervello limbico.

La nostra parte istintuale continua a porre domande perentorie sulla sicurezza e sull'ostilità dell'ambiente, a cui non possiamo più rispondere in modo sensoriale. Queste spinte interiori, definite dinamismi emotivi primari, condizionano il nostro assetto quotidiano e riemergono prepotentemente ogni volta che la percezione di adeguatezza vacilla. A differenza del linguaggio, che viene appreso culturalmente, queste dinamiche emotive vengono trasmesse per imprinting fin dal nono mese di gravidanza, non appena il sistema nervoso è completato, costituendo il "DNA emozionale" del sistema familiare.

Immaginiamo di indossare degli occhiali con le lenti colorate. Le proiezioni funzionano proprio così: la nostra mente non cerca la verità del mondo, ma una conferma di ciò che proviamo dentro. Se ci sentiamo fragili, vedremo minacce ovunque, anche in un gesto gentile. La mente usa gli altri come "specchi" per capire chi siamo, ma spesso lo specchio riflette solo le nostre paure o i nostri bisogni. Vediamo cose poco realistiche perché il cervello preferisce sentirsi coerente a ciò che sente piuttosto che accettare la realtà cruda. È il suo modo per proteggerci.

 

2. La "Felicità" come Nuova Performance

 

L'aspetto più insidioso della Psicologia Positiva è che trasforma la serenità in una nuova forma di prestazione. Per l'individuo abituato a cercare approvazione attraverso l'essere "bravo" o "perfetto", la richiesta di essere "positivo" diventa l'ennesimo compito da svolgere per non essere rifiutato.

 

La Maschera del Sorriso: Il soggetto si sforza di apparire felice e ottimista per aderire a uno standard sociale, ma questo sforzo consuma una quantità immensa di energia.

 

L'Operosità Ottusa del Benessere: Si leggono libri, si fanno corsi e si ripetono esercizi con una dedizione maniacale, ma senza alcun risultato reale. È la solita "operosità ottusa" che cerca un risarcimento, vestita però con i colori dell'entusiasmo.

 

3. La Negazione della Funzione del "Sintomo"

 

La Psicologia Positiva tende a considerare le emozioni negative (rabbia, tristezza, paura) come errori da correggere o scacciare. La POMM ci insegna invece che ogni stato emotivo è un dispositivo di sicurezza meccanico.

 

Se sei triste o depresso, il tuo sistema sta tentando di risparmiare energia dopo un fallimento.

 

Se sei arrabbiato, il tuo sistema sta segnalando un'ingiustizia. Cercare di essere positivi "a prescindere" significa negare il segnale di allarme. È come staccare i cavi della spia dell'olio perché la luce rossa ci infastidisce: la spia si spegne, ma il motore fonde comunque.

 

4. Il Paradosso della Consapevolezza:
Perché "Sapere" non basta

 

Il video evidenzia un punto fondamentale: puoi avere una comprensione intellettuale perfetta del perché sei infelice, ma questo non cambia come ti senti. La Psicologia Positiva si illude che la consapevolezza sia la cura. Ma nella realtà dei fatti, la mente cognitiva e il Sistema Limbico parlano lingue diverse.

 

"A parole l'individuo accetta la dimostrazione della propria bravura, ma, nei fatti, continuerà a comportarsi come prima. "

 

Questo accade perché la Psicologia Positiva manca dello strumento fondamentale per il cambiamento: l'Esperienza Reale che costruisce la reattività del Sistema Limbico e organi connessi in anni di apprendimento e memorizzazione sintetizzata. Non puoi convincere il tuo Sistema Limbico a parole; devi "dimostrarlo" attraverso l'azione reale con relativo feedback reale ripetibile.

 

Conclusione: Oltre l'Ottimismo di Facciata

 

Per uscire dalle secche della sofferenza, non serve "pensare positivo", ma bisogna diventare efficaci.

La soluzione non è la negazione del negativo, ma l'osservazione della propria meccanica. Al posto delle affermazioni astratte, la POMM propone le ERG (Esperienze Reali Guidate): atti concreti, privi di testimoni, che forniscono al sistema nuovi dati di realtà.

 

Solo quando il sistema riceve una prova fattuale della propria capacità, smette di aver bisogno della "maschera della positività" e inizia a vivere una reale, solida e imperturbabile Indipendenza EmotivaQuesto capitolo chiarisce che la Psicologia Positiva è spesso l'ultimo rifugio del "performer" che non vuole guardare dentro il proprio ingranaggio. Sostituire la performance del "bravo ragazzo" con quella del "ragazzo felice" non cambia la sostanza: sei ancora schiavo del giudizio e del feedback esterno.

 

 

 

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