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NON PSICOLOGICA
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L’Architettura dell’Istinto: Dinamiche tra Attrazione e Repulsione Di Alberto Bonizzato – Behavioral Coach
Nel teatro della psiche umana, recitano spesso due attori protagonisti le cui battute precedono ogni forma di ragionamento logico: le pulsioni di attrazione e repulsione. Per comprendere il comportamento umano, è fondamentale operare una distinzione netta tra queste forze primordiali e i comuni sentimenti. Sebbene condividano la medesima matrice di attivazione, i sentimenti sono stati d’animo generalmente modulabili e integrati nella coscienza; le pulsioni, al contrario, si manifestano come moti impulsivi, totalizzanti e irrazionali e sono strutturali al “Modello Emotivo” familiare. Esse scavalcano la capacità di determinazione dell’individuo, agendo come filtri che distorcono o determinano la percezione della realtà stessa.
Quando affermiamo che le pulsioni scavalcano la capacità di determinazione, stiamo descrivendo un vero e proprio "sequestro emozionale". Prima ancora che la corteccia prefrontale — la sede del pensiero logico e della libera scelta — possa elaborare i dati, il sistema limbico ha già emesso il suo verdetto. In questo millisecondo di buio razionale, l'individuo non "sceglie" di provare attrazione o repulsione; egli ne viene investito. La capacità di determinazione, ovvero il timone della nostra volontà, viene temporaneamente scollegata dal motore delle azioni. Non siamo più piloti, ma passeggeri di un veicolo che ha già deciso la direzione da prendere in base a un calcolo di sopravvivenza arcaico (del Sistema Limbico). La Realtà Vista attraverso il Prisma Pulsionale L'idea delle pulsioni come filtri che distorcono suggerisce che non vediamo mai il mondo "così com'è", ma sempre attraverso una lente colorata dal nostro stato emotivo pre-esistente. ・ Sotto la pulsione dell'attrazione, il filtro è una lente d'ingrandimento sui pregi: ogni dettaglio dell'oggetto del desiderio viene esaltato, le criticità vengono rimosse o minimizzate. La realtà viene "abbellita" per giustificare la spinta verso di essa. ・ Sotto la pulsione della repulsione, il filtro diventa un sensore di minaccia: un gesto innocuo viene interpretato come aggressivo, un silenzio diventa un'offesa. Qui la distorsione non è un errore del sistema, ma una sua funzione: il filtro serve a rendere la realtà coerente con la pulsione che stiamo provando, eliminando le ambiguità che potrebbero rallentare la nostra reazione. Dalla Distorsione alla Determinazione della Realtà Il passaggio finale è il più radicale: le pulsioni non si limitano a distorcere ciò che esiste, ma arrivano a determinare la realtà stessa per il soggetto. Se il filtro della repulsione è abbastanza potente, l'individuo non percepisce una "versione distorta" di una persona, ma vede una persona oggettivamente cattiva. In questo stato, la proiezione interiore diventa verità esteriore. La realtà non è più un dato oggettivo da analizzare, ma un prodotto del nostro equilibrio (o squilibrio) emozionale. Se sentiamo paura, il mondo è pericoloso; se sentiamo attrazione, l'oggetto è prezioso. Questa sovrapposizione tra interno ed esterno annulla il confine tra io e mondo, rendendo l'individuo prigioniero di una realtà che lui stesso ha, inconsciamente, costruito e "oggettivato".
Un esempio per chiarire Pensa a una fobia (repulsione massima): per chi soffre di aracnofobia, un ragno minuscolo non è "distorto", ma è determinato come un mostro letale. La sua capacità di determinazione ("so che è innocuo") è del tutto inutile di fronte alla pulsione che ha già riscritto le leggi della realtà in quella frazione di secondo. La Meccanica della Risposta Pulsionale Ogni individuo vive quotidianamente l'alternanza tra queste due forze. Tuttavia, raramente ne focalizziamo l’origine, limitandoci a subirne gli esiti. Il processo che trasforma uno stimolo in una decisione morale o in un’azione è un meccanismo fulmineo, spesso racchiuso in frazioni di secondo, che segue una sequenza rigorosa: 1. La Pre-attivazione: Ogni incontro con la realtà non avviene nel vuoto. L'individuo richiama un assetto emozionale dal proprio "Modello Emozionale" interno, basato su una specifica pre-attivazione del sistema nervoso. 2. La Dominante Emozionale (Arousal): Questa attivazione definisce la lente attraverso cui vedremo il mondo in quel preciso istante. Si stabilisce quindi una dominante: la paura, che prelude alla chiusura, o la curiosità evolutiva, che apre al contatto. 3. Il Richiamo del Pregresso: In base alla dominante, la mente attinge fulmineamente all'esperienza passata o, in mancanza di questa, agli stereotipi sociali e culturali. Essi fungono da scorciatoie cognitive per dare un nome a ciò che stiamo provando. 4. Lo Stato Proiettivo: Qui avviene il "miracolo" (o l'inganno) percettivo. La pulsione si sostanzia dell'esperienza o dello stereotipo e si proietta sull'oggetto esterno. Non sentiamo più "una paura interna", ma percepiamo "un oggetto pericoloso". La sensazione soggettiva viene oggettivata e scambiata per realtà esterna. 5. Focalizzazione Morale e Azione: Solo a questo punto l’individuo focalizza la situazione sotto un profilo morale o razionale e prende una decisione, convinto di agire in piena autonomia, mentre è stato in gran parte guidato dalla sequenza precedente. Attrazione e Repulsione: Due Facce della Stessa Medaglia È consuetudine associare l’attrazione al "positivo" e la repulsione al "negativo". In realtà, dal punto di vista dinamico, esse possiedono la medesima valenza energetica. La differenza risiede nella componente cognitiva: nella repulsione, il sentimento della paura è totalmente dominante e paralizzante. Più l’attività emotiva primaria è potente, più l’individuo avverte spinte viscerali che possono sfociare in dinamismi ansiosi o fobie. In questi casi, la pulsione non è più una bussola evolutiva, ma diventa la manifestazione cosciente di un’alterazione profonda. Comprendere questo processo significa smettere di essere vittime delle proprie "reazioni di pancia" e iniziare a osservare come il nostro modello emozionale colori il mondo, trasformando un impulso cieco in un’occasione di conoscenza di sé. Le pulsioni, in ultima analisi, non sono errori del sistema, ma linguaggi arcaici. Imparare a decodificarli permette di distinguere ciò che appartiene alla realtà esterna da ciò che è, invece, una proiezione del nostro equilibrio interiore.
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I contenuti pubblicati in questo sito sono di proprietà intellettuale di Alberto Bonizzato In collaborazione con: Laura De Biasi e D.ssa Maria Russo Contatto: alberto@non-psicologica.org |
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