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NON PSICOLOGICA
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Di Alberto Bonizzato – Behavioral Coach
Molte teorie affermano esplicitamente una specie di autonomia del bambino, affermando che egli non replica i comportamenti genitoriali, ma questo tipo di inquadramento nasce molto tempo prima che si individuassero i fattori dominanti della comunicazione non verbale e delle dinamiche emotive come elementi caratterizzanti della individuazione.
Cinetica e sviluppo del “Modello Emozionale”
Il processo emotivo mentale umano non inizia con il primo respiro, né si esaurisce nella dotazione genetica. Esiste una dimensione "non fisica" dell'essere che si trasmette attraverso i canali sotterranei dell'emotività: il Modello Emozionale familiare. Esso rappresenta una specie di “eredità invisibile” che permea ma anche condiziona ogni tratto dello sviluppo della personalità e delle dinamiche emotive personali. Questo testo esplora la cinetica (come di sviluppa e agisce) di questo trasferimento, analizzando come la matrice affettiva familiare venga assorbita, testata e infine integrata dall'individuo e arricchita dalle proprie esperienze personali.. L'inizio prenatale Contrariamente a quanto si possa pensare, la nascita non è il punto zero, ma l’apice di un processo già avviato. Già dal nono mese di gestazione, il feto non è un mero spettatore biologico; egli reagisce agli stati emotivi della madre, registrando le variazioni ormonali e biochimiche prodotte dalle sue gioie, ansie o paure (gli stati emotivi dell'arousal – Sistema Limbico - Amigdala). Dopo il parto, questa "registrazione" diventa un’esperienza concreta che vede associarsi gli stati emotivi variabili ai comportamenti consueti dei familiari. Gli adulti che accolgono il neonato agiscono su di lui un carico massiccio di comportamenti che scaturiscono dai propri stati emotivi, generando l'associazione che il bambino apprenderà/memorizzerà inconsapevolmente. In questa fase, il bambino subisce una sorta di imprinting emozionale che ancora non contiene la parte comportamentale, che avverrà successivamente. Se l'imprinting biologico serve alla sopravvivenza fisica, questo imprinting culturale e linguistico serve alla sopravvivenza relazionale. Il bambino riceve stimoli che non possiede ancora gli strumenti per decodificare razionalmente; pertanto, li associa in modo indissolubile ai comportamenti della figura che li emana e agli altri specifici comportamenti vissuti. È l'inizio della costruzione della realtà: un'associazione a-critica tra eventi esterni e attivazioni emotive interne. La matrice familiare Nei primi anni di vita, l'apprendimento procede per schemi. Il bambino è un archivista meticoloso: "incasella" variabili comportamentali ed emotive attraverso l'emulazione. Spesso, agli occhi di un adulto, questo processo appare invisibile poiché il bambino manifesta solo piccoli frammenti di ciò che sta acquisendo. Tuttavia, il fatto che un comportamento non sia immediatamente visibile non significa che non sia stato interiorizzato. Un fattore determinante in questa fase è l'architettura del gruppo sociale: ・ Famiglie Nucleari: In contesti ristretti, lo spettro di modelli disponibili è limitato. Il bambino ha meno variabili da osservare, il che può portare a una cristallizzazione più rigida del modello genitoriale. ・ Famiglie Allargate o Comunità: Qui l’individuo assorbe una maggiore varietà di risposte emotive. La pluralità di "specchi" permette una negoziazione più fluida del proprio Modello Emozionale. È fondamentale notare che fino alla pubertà, l'emulazione dei genitori non riguarda tanto la forma del comportamento (cosa fanno), quanto il contenuto emotivo-comportamentale (come reagiscono internamente). Il figlio non copia l'azione, ma il "sentire" che la genera. La pubertà: il collaudo iniziale del modello Con l’avvento della pubertà, il rapporto con il Modello Emozionale acquisito subisce una mutazione drastica. Quella che prima era un'accettazione passiva e a-critica diventa una fase di test sul campo. L'individuo inizia ad adattare la matrice familiare alle situazioni del mondo reale, cercando di capire se quegli schemi ereditati siano funzionali nella loro efficienza e feedback. In questo periodo avviene la differenziazione: il soggetto inizia a personalizzare il modello, scartando ciò che sente non funzionare bene (feedback non coerenti) e rinforzando ciò che permette di ottenere risultati prevedibili. L’adolescenza come “palestra” dell'identità Nell'adolescenza, il baricentro si sposta definitivamente verso l'esterno. La famiglia smette di essere il principale baricentro delle rappresentazioni proiettive per lasciare spazio alla verifica continua e elaborativa di nuove esperienze nel complesso mondo sociale. La mente è in continuo stato di apprendimento e in questa fase la complessità si espande in modo importante. Le relazioni umane diventano la palestra dove si sperimenta di tutto. Ma come è facile comprendere, nell'adolescenza non si hanno ancora le competenze e le esperienze di vita che possano permetterci di sentirci “all'altezza” di ogni relazione. Questa vasta sperimentazione è un continuo testare, rivedere e correggere i modelli emozionali e comportamentali della famiglia, con il grande arricchimento della variabili complesse di una comunità più grande. In questa fascia di età si possono spesso osservare strani comportamenti orientati a cose apparentemente assurde. I ragazzi si innamorano di cantanti o attori, si struggono per una ginnasta, si infatuano per un ideologia. Perché? Cosa sta accadendo? Siamo davanti ad uno specifico processo elaborativo di una componente relazionale che è troppo intensa per essere semplicemente vissuta spontaneamente, ha troppe articolazioni e l'adolescente la vive come una spinta fortissima e quasi incontrollabile: l'amore sessuale. Poiché l'adolescente spesso manca di esperienza pratica e/o teme il confronto diretto con la realtà, la mente attiva una funzione particolare: la sublimazione. Questo dinamismo proiettivo permette di "allenarsi" virtualmente attraverso figure irraggiungibili, come le pop star o altre figure idealizzate. La "sublimazione amorosa" non è un capriccio, ma una strategia di pre-allenamento: permette al giovane di conoscere le proprie pulsioni, di sentire l'intensità del desiderio e della perdita, ma all'interno di una "box di protezione" intima dove il rischio di rifiuto è nullo. È una fase distorta, idealizzata, ma necessaria per preparare l'individuo a gestire la complessità dei futuri rapporti sentimentali reali. La dominante emotiva primaria: paura vs curiosità evolutiva Il successo o la fatica di questo sviluppo dipendono, in ultima analisi, dalla natura stessa del Modello Emozionale originario. Tutto si riduce alla qualità dell'arousal (l'attivazione fisiologica ed emotiva); riassumiamo i due fattori dominanti dell'arousal: 1. Dominante Paura: Se il modello è stato costruito su fondamenta di inibizione, ansia o controllo, l'individuo tenderà a reiterare i dinamismi adolescenziali per molto tempo. La paura agisce come un freno a mano tirato, impedendo l'evoluzione e portando il soggetto a evitare l'esperienza diretta a favore della sicurezza (spesso illusoria) della proiezione o del ritiro. 2. Curiosità Evolutiva (attrazione): Se il modello promuove l'esplorazione e la fiducia, l'individuo percepirà se stesso come "capace". Le sfide emotive non verranno viste come minacce, ma come occasioni per espandere il proprio Modello Emozionale. In conclusione, la cinetica del Modello Emozionale è un viaggio che va dall'assorbimento passivo alla padronanza attiva. L'adulto consapevole è colui che è riuscito a trasformare l'eredità ricevuta in uno strumento proprio, flessibile, capace di passare dalla reazione impulsiva (dettata dalla paura) all'azione curiosa (guidata dalla curiosità).
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Sito di divulgazione e pubblicazione culturale
I contenuti pubblicati in questo sito sono di proprietà intellettuale di Alberto Bonizzato In collaborazione con: Laura De Biasi e D.ssa Maria Russo Contatto: alberto@non-psicologica.org |
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