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NON PSICOLOGICA
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La Consapevolezza: L’Allineamento tra Sapere e Sentire
Nel percorso evolutivo tracciato dalla POMM (Prospettiva di Osservazione della Meccanica della Mente), la consapevolezza non è un concetto astratto o un traguardo filosofico, ma uno stato tecnico di allineamento funzionale. Una persona consapevole è un individuo che ha visto allinearsi i propri stati di coscienza, il comportamento e le dinamiche emotive in una sintesi coerente: egli è perfettamente cosciente di ciò che emette (le proprie proiezioni) e di ciò che riceverà (i feedback ambientali).
1. L’Etimologia del Sapere "Con" Il termine consapevolezza deriva dal verbo sapere con l’aggiunta della preposizione con. Questa struttura linguistica suggerisce un "sapere superiore", un sapere che porta con sé "qualcosa in più". Nella nostra analisi, quel "qualcosa in più" rappresenta la percezione e la comprensione dei fattori non cognitivi. Il semplice "sapere" (la cognizione) è di per sé insufficiente: posso sapere razionalmente di avere una dinamica vittimistica, ma questo non mi rende consapevole. Lo divento solo se, oltre a saperlo, "sento" coerentemente le spinte irrazionali che generano quella dinamica nel momento esatto in cui si attivano. Sapere vs Consapevolezza: Il sapere è possedere la mappa di un territorio; la consapevolezza è sentire il terreno sotto i piedi mentre lo si attraversa.
2. Condizione Esperienziale contro Sviluppo Mnemonico Un punto fermo della meccanica mentale è che la consapevolezza è una condizione esperienziale, non cognitiva. ・ Non si impara dai libri: Non è possibile diventare consapevoli attraverso lo sviluppo mnemonico di informazioni o la lettura di un testo. ・ Si ottiene per elaborazione: Essa viene raggiunta esclusivamente attraverso l’elaborazione di vissuti emotivi complessi. L'individuo è consapevole quando, in una perfetta sincronia, sente e comprende la propria realtà istantanea. Questo lo rende capace di gestire l’emozionalità primaria del proprio Modello Emozionale. Senza questo passaggio, l'individuo resta semplicemente "cosciente" (vede l'evento ma ne è vittima), ma non è in grado di interagire con la propria macchina né di controllarne le risposte.
3. La Consapevolezza come Indipendenza Emotiva La vera consapevolezza di sé si identifica con il raggiungimento di una chiara indipendenza emotiva. Essere consapevoli significa aver decifrato il proprio sistema proiettivo al punto da non esserne più agiti inconsciamente. Quando la persona smette di essere un osservatore passivo dei propri automatismi e diventa il "pilota" della propria emozionalità, la realtà smette di essere un film subito (proiezione) e diventa un campo d'azione reale. In questo stato, la persona non ha più bisogno di "chiedere" attenzione o conferme esterne, perché la sua stabilità non dipende più dal feedback altrui, ma dalla coerenza interna tra ciò che sente, ciò che pensa e ciò che fa.
4. Il Ruolo della Consapevolezza nella Decodifica dei Bisogni Espandendo questo concetto, la consapevolezza funge da "filtro di verità" sui bisogni di cui abbiamo discusso precedentemente. Una persona consapevole è in grado di chiedersi: "Questo che sento è un bisogno reale di crescita o è una richiesta di attenzione dettata dalla mia vecchia matrice familiare?". Questa distinzione è possibile solo se il "sentire" (l'emozione limbica) è agganciato al "sapere" (la comprensione del modello). Senza consapevolezza, l'individuo scambierà sempre l'apprensione per un bisogno e la proiezione per la realtà, rimanendo confinato in un ciclo di ripetizione infinita.
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