NON PSICOLOGICA

 

Sito di contenuti sul funzionamento
della mente umana                                                                 (autore: Alberto Bonizzato)

 

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                                Il "Modello Emozionale"
                                                                ossia, il prototipo interiore

                                                                                     (autore: Alberto Bonizzato)

 

Questo sito è una sorta di sguardo affacciato sul mondo dell'interiorità/mente dell'essere umano. Si tratta di una pubblicazione in crescita, dove trovare la rappresentazione estesa del Modello Emozionale, ossia una sorta di matrice di attivazioni emozionali primarie che stanno alla base dei processi mentali e dalla quale dipendono la maggior parte dei nostri pensieri, azioni e comportamenti. Il viaggio alla scoperta del Modello_Emozionale inizia con il focalizzare le emozioni primarie  che sono solamente due, la Paura e Curiosità evolutiva, comprendere loro funzionalità e del modo in cui generano dapprima i sentimenti e successivamente i comportamenti. Inizieremo a capire come possono generarsi fenomeni più complessi e problematici (come il senso_di_colpa, l'aggressività o l'ansia, ecc...) che spesso vengono giudicati come atteggiamenti più o meno appropriati, ma dei quali non è consuetudine approfondirne il significato comunicativo, la loro origine e la loro paradossale funzionalitànella mente della persona.

 

Nella consuetudine delle relazioni umane, i fenomeni problematici vengono inquadrati mediante la scala valoriale della morale, che li definisce come positivi o negativi. Possiamo quindi considerare due differenti livelli di approccio alla lettura della realtà: uno di tipo cognitivo e morale e uno di tipo percettivo e basato sulla sensibilità emotiva. Il limite della visione cognitiva e morale è quello di impedire la visione funzionale di tutto ciò che è a-morale, che di fatto è ciò che accade veramente. Il nostro sistema percettivo si basa sull'interazione tra le componenti funzionali della mente (Ego, Superego, , non intesi nel senso tradizionale) e l'ambiente circostante, che risponde ai segnali ricevuti con una serie di feedback che andranno a formare la memoria dell'individuo. Questa interazione genera l'esperienza. Essa è guidata dal Modello Emozionale individuale, che si forma a partire da ciò che viene appreso dall'educazione e dall'entourage di ogni singola persona. Abbiamo individuato indicativamente almeno 4 tipi di Modello Emozionale differenti, che vanno poi declinati nelle loro specifiche caratteristiche individuali: il conflittuale, il vittimistico, il seduttivo e il valorizzante. Con questa categorizzazione non vogliamo ridurre la molteplicità delle espressioni comportamentali umane, ma semplicemente iniziare a indicare dove e cosa guardare, nell'ottica di un approccio conoscitivo e terapeutico. L'attività di evoluzione rispetto alle difficoltà può essere correttamente concepita come un ri-orientamento del Modello Emozionale individuale, con la finalità di superare i nodi problematici che si generano dal livello di negatorietà del modello stesso. Il Modello Emozionale individuale viene acquisito fin dai primi mesi di vita attraverso l'interazione con il proprio entourage.

 

Questo primo assorbimento della matrice emozionale determinerà un concatenamento di automatismi nelle reazioni del bambino, definendo l'orientamento nello sviluppo della sua futura personalità. Comprendiamo quindi che l'individuo, una volta assorbito, sviluppa il proprio Modello Emozionale, del quale non ha una reale consapevolezza. Egli non ha la possibilità di poterlo cambiare, poiché esso risiede già nella propria memoria strutturale come dinamismo automatico funzionale. La persona, nella propria vita/esperienza, svilupperà, adatterà e personalizzerà il proprio Modello Emozionale, pur rimanendo all'interno della matrice originaria e consolidandola. La matrice determina e mantiene i limiti e le libertà dell'ampiezza della possibile evoluzione. Nell'interazione con l'entourage, l'individuo si relaziona e agisce in base a questa matrice, della quale attua una reiterazione. A sua volta, quando l'individuo adulto avrà dei figli, trasmetterà e riprodurrà questa matrice emozionale con le microevoluzioni dettate dalla sua personale esperienza elaborata. Lo sviluppo individuale del Modello Emozionale è strutturato secondo la precisa dinamica della ripetizione esperienziale, che, attraverso la sperimentazione dei comportamenti e delle relazioni, fornisce all'individuo un significativo bagaglio di variabili a ogni singola esperienza. Bisogna infatti sempre porsi la domanda: quali alternative ha realmente l'individuo se ha assorbito solo quel preciso tipo di interazione relazionale e di dinamiche emotive? In quest'ottica, la possibile evoluzione non viene vista come un superamento di traumi primitivi, bensì come una dismissione delle componenti del Modello Emozionale che generano sofferenza. In questo riconosciamo il ruolo della negatorietà, ossia quella capacità di negare e di sentirsi negati ( implicitamente morale ) che genera non solo sofferenza psicologica, ma che investe anche la fisicità, con una serie di somatizzazioni. Tale negatorietà, che viene comunicata tanto dalla famiglia quanto dalla società, produce, mediante un preciso meccanismo che abbiamo definito "proiettivo", la confusione tra quali sono i bisogni reali, che danno soddisfazione all'individuo, e i bisogni proiettivi, frutto di aspettative esterne, stereotipi e credenze consolidate nel tempo in schemi comportamentali. Un punto fondamentale riguarda la comprensione del fatto che spesso ciò a cui siamo abituati, per quanto sia rassicurante, non è ciò che ci fa stare bene. Tutto ciò che riguarda l'ignoto genera l'emozione primaria della paura, che induce a rifugiarsi in quello che da sempre abbiamo conosciuto in quel determinato modo, a prescindere dal livello di sofferenza che questa “tradizione” genera. Questo meccanismo deriva dal bisogno, non solo per l'uomo ma di ogni animale, di consolidare il più possibile un'abitudine che non debba essere messa ogni volta in discussione. Tuttavia, questo aspetto risulta fallimentare in un mondo evoluto e complesso come quello dell'uomo contemporaneo, dove gli stimoli sono diventati così sfumati e sofisticati; inoltre, il significato di questi stimoli non muta in parallelo con ciò che viene tramandato generazionalmente.

 

Questo dislivello produce un disorientamento, o per meglio dire in una distorsione dell'immagine di Sé, che poi si declina in varie forme che la tassonomia della psicanalisi e della psichiatria ha definito come dipendenze e disturbi patologici, dai comportamenti ansiosi più comuni alla depressione, fino alle forme schizoidi, per non dimenticare il dinamismo della performance. La strada per ritrovare il benessere riguarda la propria individuazione, che non passa, secondo il nostro approccio, attraverso la verbalizzazione del proprio passato e del proprio immaginario onirico simbolico (cognitivizzazione), ma attraverso il raggiungimento di un'indipendenza emotiva che si concentra sul presente e sulla progettualità (immediato futuro).

Focalizzarsi sui cosiddetti traumi, infatti, non fa altro che aumentare il livello di drammatizzazione con cui essi sono vissuti; inoltre, contribuisce a innestare un processo morale su chi sia il colpevole se “sono fatto così male”.

 

Spesso, chi affronta una terapia di tipo tradizionale, ha la sensazione che sarebbe stato meglio se a fare quel tipo di percorso fossero stati i propri genitori. Questa intuizione non esplicita, riguarda esattamente il modo in cui viene tramandato il modello emotivo; spesso i figli vivono problematiche che non sono realmente loro, ma sono semplicemente importate. Per questo l'indipendenza emotiva diviene una chiave di svolta, poiché permette di riconoscere ciò che è proprio e che si vuole fare, da ciò che si è abituati a fare e ci si sente in dovere di fare/provare.

Ed è proprio in questo senso che si gioca l'evoluzione del Modello Emozionale, attraverso l'identificazione dei propri bisogni reali e delle proprie potenzialità/abilità.

 

Andiamo a capire i dettagli sulle Emozioni primarie

 

 

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In collaborazione con: Laura De Biasi e D.ssa Maria Russo
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